Storie della Cantina

Piccoli racconti che non finiscono sull’etichetta, ma che custodiamo nel cuore.

Una cantina non è fatta solo di bottiglie e filari.

È fatta di voci, mani, risate, piccoli gesti tramandati.

Qui trovi ricordi e aneddoti che hanno segnato la nostra storia.

La prima vendemmia che ricordo

Ero bambino quando mio nonno Antonio mi mise in mano un paio di forbici da potatura. Non tagliai quasi nulla, ma ricordo il profumo dell’uva appena raccolta e le risate degli adulti. Da allora ogni vendemmia porta con sé quel ricordo, e ogni bottiglia ne custodisce un frammento.

Il vino che non doveva nascere

Un anno difficile ci lasciò pochissima uva. Decidemmo comunque di vinificare quei pochi grappoli, ma di farli appassire tanto, prima in vigna e poi in cassette di legno. Finita la vinificazione lo bevemmo solo tra amici, attorno al camino e ci rendemmo conto che era nato un vino unico, un vero e proprio mito. Questa è la storia di Aphrodite un Trebbiano d'Abruzzo di 17 gradi alcolici.

La rosa in cantina

Ogni bottiglia che spediamo porta con sé una rosa essiccata. È un gesto semplice che viene da passeggiata in bici, quando a 25 anni avevo appena cominciato a produrre vino mi sono imbattuto in un vigneto a Villamagna di un ansiamo signore, cerano delle bellissime rose all'inizio delle filare.
Sono rimasto così affascinato che decisi di mettere in ogni bottiglia una vera rosa, simbolo della bellezza e della purezza.

Il brindisi segreto

Durante la vendemmia, la sera, apriamo una bottiglia solo con chi ha lavorato in vigna quel giorno. Niente bicchieri uguali, niente tavola apparecchiata: solo mani sporche di mosto e la luce calda della cantina. Sono i brindisi più veri, quelli che non si dimenticano.
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